Serva Italia – Italiani strana gente/ il nuovo spettacolo teatrale di Carlo Mega

Serva Italia – Italiani strana gente è il titolo del nuovo spettacolo teatrale realizzato da Carlo Mega, al quale ha dato un modesto contributo anche il sottoscritto, attraverso una lettera pubblicata e commentata tempo addietro da Corrado Augias su “La Repubblica” del 15 aprile 2012. Per capire l’Italia di oggi e le sue “magagne”, Carlo Mega parte dall’invettiva di Dante, Ahi serva Italia, per ripercorrere la sua storia del Belpaese attraverso lo sguardo di poeti, intellettuali, storici e artisti che l’hanno osservato e rappresentato. Tra questi Machiavelli, Guicciardini, Foscolo, Gioberti, Leopardi, Manzoni, De Sanctis, Prezzolini, Gobetti, Gramsci, Carlo Levi, Montanelli, Bocca, Calvino, Calamandrei. Nelle loro parole emergono i tratti di un carattere nazionale che si è consolidato nei secoli e l’esortazione alla responsabilità collettiva per costruire un’altra Storia. La lettera pubblicata da “La Repubblica” è stata utilizzata dall’artista per la parte riguardante il poeta Ugo Foscolo; il suo contenuto può essere letto in questo stesso blog nel post del 28 giugno 2012.

Sosteniamo il Convento di Monterosso

Nella notte del 22 marzo 2013 si è verificato un crollo di una porzione di muraglione (circa 22 m) che sostiene l’orto del convento dei Frati Cappuccini di Monterosso al Mare, realizzato sul versante roccioso costiero della dorsale collinare che separa il nucleo del centro storico dalla zona di Fegina.
Il muraglione fa parte della struttura storica delle pertinenze del Convento che, nella costruzione originale, è attribuibile al 1600 ma che nel corso dei secoli ha subito rimaneggiamenti e modifiche in vari punti. Il muraglione franato aveva un’altezza di circa 10 m ed era costruito in pietrame e malta cementizia. Il crollo ha comportato la mobilitazione di 200 mc circa di materiale detritico del muro e parte del terreno dell’orto del convento; il tutto si è riversato in gran parte sulla sottostante strada carrabile di collegamento tra Fegina ed il centro storico. Fortuna vuole che l’incidente sia occorso in ore notturne, evitando possibili conseguenze a persone. SI RENDE ORA NECESSARIO RIPRISTINARE INTEGRALMENTE IL MURO E LA PORZIONE DI GIARDINO E ORTO STORICO ALLO STATO ORGINARIO COSI’ DA POTER TORNARE A FAR VIVERE UN LUOGO STORICO DI ALTO VALORE CULTURALE E LE SUE ATTIVITA’ FINALIZZATE ALLA VALORIZZAZIONE CULTURALE, ARTISTICA, SOCIALE, SPIRITUALE CON PROFONDE RICADUTE SULLA COLLETTIVITA’ DI RIFERIMENTO E SUI TURISTI – NAZIONALI E INTERNAZIONALI – CHE FREQUENTANO LE CINQUE TERRE.
I lavori di recupero saranno lunghi e costosi, serve l’aiuto di tutti per far vivere questo luogo, simbolo artistico e affettivo di tutta Monterosso. Accogliamo quindi l’invito dei Frati, perchè basta anche una piccola donazione per riparare il paradiso di Monterosso!
La donazione può essere versata con bonifico su due c/c:

Frati Minori Cappuccini Provincia di Genova
Filiale di Monterosso al Mare – 19016 (La Spezia)
IBAN IT 38 H061 7549 7900 0000 0199580
Causale: Frana Cappuccini Monterosso

Associazione Onlus – San Francesco Maria da Camporosso – Padre Santo
CF: 95129760104 C/C numero: 945834 Banca Passadore Genova
IBAN: IT54G0333201400000000945834
Causale: Frana Cappuccini Monterosso
(è anche possibile ottenere la detrazione fiscale dalle tasse)
Per ulteriori notizie: http://www.conventomonterosso.org
FacebooK: Ripariamo il paradiso di Monterosso

“Il Tempo che non muore” di Stefano Carrai

Ho conosciuto Stefano Carrai nell’ambito del tipico rapporto formale che intercorre fra il docente e l’allievo, rapporto che preclude la possibilità di vedere l’uomo, se non attraverso il filtro, non so quanto realistico o deformante, delle sue lezioni e dei suoi scritti accademici. La lettura di queste poesie ( di struggente bellezza, specie quelle dedicate a persone scomparse, come Ritorno a Bressanone e Agir watch) consente a tutti, non soltanto ai suoi allievi, di mettere a fuoco una personalità umana, al di là di ogni possibile ingessatura formale e professionale. In ciascuna di queste liriche, caratterizzate dalla fruibilità del ritmo narrativo e delle sequenze sintattiche, piene di decoro e compostezza poetica affiora una profonda sensibilità, evidenziata nel ripercorrere le tappe principali della propria vicenda umana riaffiorate, dal grande magma della memoria, ancora vive e pulsanti, talvolta con ferite non del tutto rimarginate dal trascorre del tempo. “Il Tempo che non muore”, titolo della silloge offerta alla riflessione di tutti noi, sia pur «consolazione» che «ci rimane dentro» (Cercando un gate) è tale piuttosto –il poeta lo sa bene- in quanto sottratto alla labilità del ricordo e affidato allo scrigno della poesia, capace di sopravvivere all’effimero biologico della specie umana. Auguriamoci che Carrai voglia proseguire nella strada poetica intrapresa, consentendoci di ascoltare ancora il suo “verso e la mesta armonia che lo governa”.
Stefano Carrai, Il tempo che non muore, (con una nota di Luigi Surdich), Novara, Interlinea, 2012, pp. 85.

Riformare i politici e la politica, non la Costituzione

La vera emergenza italiana non è la riforma di una Costituzione come la nostra, giovane e perfettamente idonea sotto ogni punto di vista. La vera emergenza è l’insufficienza, l’impreparazione, l’inadeguatezza della classe politica attuale, che  cerca di scaricare le proprie responsabilità  colpevolizzando la Costituzione di inattualità. Inattualità determinata invece dall’incapacità dei partiti politici di selezionare le classi dirigenti , proprie e del Paese, con una corsa continua verso il basso. Non così avveniva durante la tanto famigerata “Prima Repubblica”, appellativo che peraltro non significa nulla visto che la Costituzione è sempre la stessa; durante la Prima Repubblica, diversamente da oggi, i partiti politici selezionavano accuratamente tutte le candidature, il che non scongiurava i comportamenti illeciti (peraltro la corruzione era a livelli inferiori rispetto ad oggi), ma quanto meno gli eletti alle cariche politiche e amministrative della Repubblica avevano un più solido senso dello Stato e delle Istituzioni e non c’era da vergognarsi per i loro comportamenti pubblici e privati.  Le nostre classi dirigenti erano un tempo esempio di comportamento per il Paese, basta pensare alla figura di un Matteotti, incurante delle minacce fasciste, unica voce libera di un parlamento ridotto all’impotenza:  ora  prendono esempio dal peggio del Paese, sono ossessionate dall’arrivo di un tweet e basta un qualsiasi rumore del tipo indicato da Dante nella Commedia, per zittirle se non metterle in fuga. E vorrebbero modificare la Costituzione? Ma mi faccia il piacere!

Un perduto articolo foscoliano ritrovato dal Presidente di questa Associazione culturale

Sul numero 626 (anno 129°, 2^ trimestre 2012) del Giornale Storico della Letteratura Italiana, la rivista di Italianistica più importante del nostro paese e la più letta al mondo, è apparso un saggio a firma del Presidente di questa Associazione culturale, nel quale sono delineate le premesse e le vicende che hanno portato al ritrovamento di uno scritto perduto di Giovanni Foscolo (il dedicatario del noto sonetto “In morte del fratello Giovanni”), proprio per questo da sempre (erroneamente) attribuito al fratello e poeta Ugo. Il fascicolo è uscito proprio in questi giorni, edito dall’editore Loescher di Torino, ma non è reperibile nel circuito commerciale ordinario. Chi fosse interessato all’acquisto può rivolgersi alla Save srl., concessionaria per la vendita, al numero telefonico 07654521. Il costo è di € 29,50.

la risposta del Direttore del Museo Correr di Venezia

Il nostro invito a migliorare l’esposizione delle opere canoviane  è stato recepito dal Direttore del Museo Correr, che ha così risposto alla nostra lettera del 23 marzo u.s., lettera che riproduceva il nostro post:

Venezia, 4 aprile 2013.

Gentile Dott. Raggi,

non posso che concordare con Lei sulle precise osservazioni sulle opere di Canova.

Stiamo lavorando proprio per creare all’interno del percorso museale del Museo Correr due stanze in cui raccogliere e presentare le opere di Canova nel migliore modo possibile.

Sono sicura che riusciremo nella nostra impresa per valorizzare al meglio questo straordinario scultore.

Grazie comunque della sua precisazione.

Con i migliori saluti.

Gabriella Belli